Gli orologi “per il cuore”: quale ruolo per la diagnosi di fibrillazione atriale?

RITMO CARDIACO

Gli orologi “per il cuore”: quale ruolo per la diagnosi di fibrillazione atriale?

Dott. Chiara Cappelletto

Specialista in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare. SC Patologie Cardiovascolari, Dipartimento Specialistico Territoriale. Ospedale Maggiore, Trieste.

Cos’è la fibrillazione atriale?

In condizioni fisiologiche, l’impulso elettrico ha origine da una regione del cuore chiamata nodo del seno e viaggia attraverso una via di conduzione specializzata che decorre nel miocardio, attivando in maniera sequenziale gli atri e i ventricoli. Si parla di aritmia quando questo meccanismo viene alterato. La fibrillazione atriale è uno dei più comuni disturbi del ritmo cardiaco, in questo caso l’impulso elettrico nasce e si propaga in maniera disorganizzata e caotica.
La fibrillazione atriale può insorgere anche in soggetti giovani, ma è molto più frequente negli anziani, nel 70% dei casi dopo i 65 anni, con maggiore prevalenza nel sesso maschile. Diversi fattori possono favorirne l’insorgenza, tra i più frequenti: l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, la presenza di una cardiopatia, le malattie respiratorie croniche come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la sindrome delle apnee notturne, l’obesità, le malattie della tiroide e l’abuso di alcol.
La fibrillazione atriale non deve essere considerata solo un’anomalia del ritmo, si tratta infatti di una malattia complessa. In base alla presenza o assenza di una cardiopatia e ai fattori di rischio del paziente, essa può associarsi a diverse complicanze, come lo scompenso cardiaco e l’ictus. Per tale motivo è molto importante identificarla precocemente e trattarla in maniera adeguata.

Come diagnosticare la fibrillazione atriale?

La diagnosi avviene attraverso l’analisi dell’attività elettrica del cuore tramite un elettrocardiogramma (ECG), che deve essere interpretato dal medico.
In alcuni casi, l’aritmia si presenta in maniera “parossistica”, cioè occasionalmente e in maniera improvvisa, con una durata variabile da pochi minuti a diversi giorni. Spesso, l’episodio aritmico si risolve spontaneamente prima che vi sia il tempo di eseguire un ECG standard a 12 derivazioni.
Un altro caso in cui la diagnosi può risultare complessa è quando l’aritmia si presenta in maniera asintomatica.

La tecnologia e l’utilizzo degli smartwatch per la diagnosi di fibrillazione atriale

Una recente novità tecnologica a supporto della diagnosi di fibrillazione atriale è l’impiego di dispositivi portatili e indossabili, tra cui gli orologi digitali (smartwatch), in grado di registrare l’attività cardiaca e di segnalare l’eventuale presenza di aritmie.
Negli ultimi anni la tecnologia utilizzata da tali dispositivi si è rapidamente evoluta, diventando sempre più precisa e affidabile.
I più comuni orologi digitali, utilizzando una tecnologia chiamata fotopletismografia, sono in grado di rilevare la sola frequenza cardiaca senza generare una traccia ECG che possa suggerire informazioni sul ritmo cardiaco.
Alcuni dispositivi smartwatch di ultima generazione, inoltre, sono dotati di un elettrodo che misura in maniera diretta l’attività cardiaca e registra un “ECG semplificato” a singola derivazione.
Certi modelli di smartwatch sono dotati di algoritmi avanzati in grado di avvisare l’utente in caso di possibili aritmie, affinché possa attivamente registrare una traccia ECG. Molti di questi prodotti sono collegati ad applicazioni che memorizzano i tracciati in formato pdf e che consentono di condividerli con i medici da remoto per una corretta interpretazione.

 

Limiti delle registrazioni con smartwatch

Per poter valutare su larga scala l’efficacia di uno smartwatch nell’identificare la fibrillazione atriale sono stati condotti diversi studi clinici. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine ha analizzato i dati di 419.297 utenti in possesso di uno smartwatch, rilevando che l’84% delle notifiche ricevute dai partecipanti allo studio dall’applicazione per battito irregolare è risultato coincidere con un episodio confermato di fibrillazione atriale.
Tuttavia, questi strumenti digitali non sono sempre accurati.
Gli smartwatch possono infatti generare falsi positivi, segnalando una possibile fibrillazione atriale quando non è presente, o falsi negativi, non rilevando un reale episodio. Questo può causare ansia nei pazienti o, al contrario, una falsa sicurezza.
Come ricordano le più recenti linee guida della Società Europea, una traccia elettrocardiografica registrata attraverso uno smartwatch può rappresentare uno strumento utile per lo screening. E’ tuttavia fondamentale sottolineare che l’utilizzo di tali dispositivi non deve essere considerato uno strumento di autodiagnosi e non può in alcun modo sostituire gli strumenti diagnostici tradizionali (come l’ECG standard a 12 derivazioni) né il medico specialista, che rimane sempre la figura di riferimento per la gestione e il trattamento delle aritmie, diverso in base alle caratteristiche del paziente.