Deprescrizione: un passo avanti verso una terapia farmacologica consapevole

UN APPROCCIO DIVERSO

Deprescrizione: un passo avanti verso una terapia farmacologica consapevole

di Stefano Furlotti, specialista di Medicina Interna, SC Patologie Cardiovascolari, Dipartimento Specialistico Territoriale

Nell’attuale situazione sanitaria, caratterizzata da una crescente disponibilità di farmaci e dall’aspettativa spesso orientata verso la soluzione farmacologica per ogni disturbo, emerge con forza la necessità di un approccio più riflessivo e personalizzato alla terapia: la deprescrizione o deprescribing. Con questo termine si definisce un processo clinico attivo – non una semplice e indiscriminata interruzione di farmaci – il cui fine è ottimizzare la salute e il benessere attraverso la riduzione o la cessazione di terapie farmacologiche non più necessarie, inefficaci o potenzialmente dannose.

Il progresso medico-scientifico ha portato a un aumento della longevità e una conseguente maggiore prevalenza di patologie croniche. L’attuale scenario spesso si traduce in complessi schemi terapeutici, in cui un singolo paziente può assumere quotidianamente un numero elevato di farmaci diversi, una condizione nota come politerapia. Sebbene ogni farmaco possa essere stato prescritto con una precisa indicazione in un dato momento, il quadro clinico del paziente è dinamico e in continua evoluzione. Con il passare del tempo, le condizioni di salute possono cambiare, nuove patologie possono insorgere e farmaci precedentemente utili possono diventare superflui o addirittura dannosi.

La politerapia espone i pazienti a un rischio significativamente maggiore di eventi avversi. In particolare le interazioni farmacologiche rappresentano una sfida complessa, poiché la combinazione di più principi attivi può portare a effetti inattesi, potenziando gli effetti collaterali noti o generando nuove reazioni avverse. Negli anziani la politerapia è particolarmente problematica a causa delle modificazioni fisiologiche legate all’età, che alterano le modalità di assorbimento e funzionamento dei farmaci, rendendo più frequenti effetti indesiderati come cadute, confusione, disorientamento e compromissione delle capacità cognitive. Inoltre, un elevato numero di farmaci può gravare sulla capacità del paziente di aderire correttamente al trattamento, riducendo l’efficacia complessiva e aumentando il rischio di errori nell’assunzione.

La deprescrizione è una strategia proattiva per contrastare le insidie della politerapia inappropriata, un processo ragionato che mira a interrompere le terapie che non apportano più benefici significativi, i cui rischi superano i vantaggi, o che sono diventate inappropriate nella condizione clinica attuale del paziente.

Il processo di deprescrizione è per questi motivi personalizzato e richiede un’attenta valutazione della storia clinica e farmacologica del paziente, ovvero di tutte le condizioni mediche, dei farmaci prescritti, dei farmaci da banco, degli integratori e dei rimedi erboristici utilizzati; di ciascun farmaco si verifica se l’indicazione originale del farmaco è ancora valida, se la condizione medica è risolta o se esistono trattamenti non farmacologici più appropriati.

In pratica si effettua un’analisi del rapporto rischio-beneficio, considerando gli effetti collaterali potenziali e reali del farmaco, delle interazioni farmacologiche, dell’impatto sulla qualità di vita del paziente e del beneficio clinico effettivo, in relazione agli obiettivi di cura del paziente, tenendo conto delle priorità e delle aspettative del paziente, delle sue preferenze e della sua tolleranza ai farmaci. Particolare attenzione va posta nei più anziani, valutando la loro funzionalità fisica e cognitiva, il rischio di cadute e il grado complessivo di fragilità.

Alcune classi di farmaci sono più frequentemente coinvolte nei processi di deprescrizione a causa del loro elevato rischio di effetti collaterali, della potenziale dipendenza o della loro efficacia limitata nel tempo. Tra questi troviamo: le benzodiazepine, spesso prescritte per l’ansia e l’insonnia, che possono causare dipendenza, sedazione eccessiva, problemi di memoria e aumento del rischio di cadute, soprattutto negli anziani; gli inibitori della pompa protonica (PPI) a lungo termine, utilizzati per il trattamento del reflusso gastroesofageo, il cui uso prolungato è stato associato a un aumentato rischio di infezioni, carenze di vitamina B12 e fratture ossee; l’acido acetilsalicilico, che in assenza di una chiara indicazione clinica espone il paziente a un aumentato rischio emorragico.

Durante il processo di deprescrizione, è fondamentale una stretta comunicazione tra il medico, il paziente e, se necessario, i caregiver. Il paziente deve essere informato sui motivi della deprescrizione, sul piano di riduzione o interruzione, sui potenziali sintomi di sospensione e sull’importanza di segnalare qualsiasi cambiamento nel suo stato di salute.

La deprescrizione è un campo in continua evoluzione. La ricerca scientifica è fondamentale per sviluppare e validare protocolli di deprescrizione sicuri ed efficaci per diverse categorie di farmaci e popolazioni di pazienti. Insieme alla ricerca, l’educazione e la formazione dei professionisti sanitari sono cruciali per diffondere la cultura della deprescrizione e fornire loro gli strumenti necessari per implementarla nella pratica clinica quotidiana. La presenza di team multidisciplinari o multiprofessionali e lo stretto lavoro con i medici di Medicina Generale costituiscono un’opportunità strategica per le iniziative di ricognizione terapeutica e di deprescrizione.

Anche l’informazione e il coinvolgimento dei pazienti sono essenziali: i pazienti devono essere consapevoli del fatto che la terapia farmacologica non è statica e che la riduzione o l’interruzione di farmaci può essere un passo positivo per la loro salute. La condivisione delle decisioni e la comprensione dei benefici e dei rischi della deprescrizione possono migliorare l’aderenza al processo e portare a risultati migliori.

Infine, l’implementazione di strategie di deprescrizione a livello di sistema sanitario può contribuire a promuovere un uso più appropriato dei farmaci e a ridurre i costi sanitari associati alla politerapia inappropriata. L’integrazione della deprescrizione nelle linee guida cliniche, lo sviluppo di strumenti di supporto decisionale e la promozione di modelli di cura centrati sul paziente sono passi importanti in questa direzione.

In conclusione, la deprescrizione rappresenta un cambiamento nell’approccio alla terapia farmacologica. Passare da una logica di “aggiungere” farmaci a una di “ottimizzare” l’uso, attraverso una valutazione critica e una riduzione quando appropriato, è essenziale per migliorare la salute, la qualità di vita e la sicurezza dei pazienti.